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29 giugno 2022: omaggio a Chablis

Con una superficie vitata di quasi 5.000 ettari, Chablis è una delle quattro macro zone viti-vinicole della Borgogna.
La sua particolarità principale è legata al suolo. Chablis, infatti, non appartiene alla faglia geologica del resto della Borgogna ma costituisce l’ultimo baluardo dell’antico bacino di Parigi, nato dal deflusso dell’oceano atlantico. Qui i suoli sono in prevalenza di tipo Kimmeridgiano, caratterizzati da una concentrazione elevatissima di minerali.
Il Kimmeridgiano costituisce una faglia continua che parte dalla Côte de Bar, propaggine meridionale della Champagne, e arriva fino a Sancerre in Loira, passando appunto per l’Auxerrois, dove si trova Chablis.
L’altra, ovvia particolarità, è data dal vitigno: solo lo Chardonnay può essere utilizzato nella produzione di Chablis.

La degustazione mirava a presentare alcune diversità stilistiche, come pure l’impatto climatico. Ma è stata anche l’occasione per toccare con mano l’incredibile coerenza dei profili olfattivo-gustativi dei vini della regione, soprattutto quando si ha a che fare con dei veri ‘manici’.

Il terroir qui emerge davvero prepotente: difficile, anche alla cieca, non riconoscere immediatamente uno Chablis. Vuoi per quelle inconfondibili note di conchiglia, vuoi per l’estrema finezza, vuoi per la pura mineralità del sorso, gli Chablis hanno un tocco perfettamente riconoscibile. Questo, almeno, è stato il verdetto unanime al termine della degustazione.

Il percorso si è snodato lungo quattro batterie tematiche, e si è chiuso con due bottiglie di Irancy, l’unica denominazione a bacca rossa di livello Village di tutta la Borgogna del Nord.

Organizzata in tre batterie, la degustazione ha permesso di fare il punto sulle differenze legate al terroir, ai vitigni, e agli stili.
Come in ogni comparativa di buon livello, non ci sono stati né vincitori né vinti, ma grandi e piccole differenze che hanno permesso poi a ciascuno di ritrovare ciò che più preferiva.

Le note di degustazione che seguono tengono conto delle diverse valutazioni formulate dagli 11 partencipanti durante la serata.

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Prima Batteria.  Clément Lavallée, Chablis, 2020, Pascal Robin, Chablis ‘L’Or aux Fées’, 2020.

Lo Chablis di Lavallée è vinificato 100% in acciaio. E’ caratterizzato da una struttura fine, quasi sottile, con un profilo olfattivo discreto in cui dominano i fiori bianchi e note iodate. Discretamente minerale al sorso, anche se non particolarmente persistente.

Lo Chablis di Pascal Robin è anch’esso vinificato 100% in inox, ma è più ampio ed opulento. Già al colore, giallo quasi oro, si nota il cambiamento di marcia. C’è più materia, più golosità. E’ lo chablis entrata di gamma della categoria, e Pascal ha scelto di vinificarlo in modo da esaltare l’immediatezza e la facilità di beva.

L’Or aux Fées ha fatto l’unanimità dei partecipanti, considerato da tutti il più completo e godevole.

 

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Seconda Batteria. Gilbert Picq, Chablis, 2019, Pascal Robin, Chablis ‘Vallée Sébillon’ 2019, Jean Paul & Bênoit Droin, Chablis, 2019.

Una batteria più complessa, che si apre con lo Chablis di Picq, un’interpretazione valida anche se un po’ sotto tono: leggermente corta la persistenza in bocca,  piacevole senza grande personalità il profilo olfattivo.

Il Vallée Sébillon 2019 sfodera un profilo aromatico decisamente più complesso, caratterizzato da intense note floreali e caratteristiche note iodate. E’ soprattutto in bocca che dimostra un allungo sorprendente, con una persistenza davvero impressionante, lungo, salino, minerale.

Lo Chablis di Droin colpisce per la tipicità estrema del profilo olfattivo, dove le caratteristiche note di guscio d’ostrica dominano su tutto. Più scontato e deludente in bocca, siamo molto lontani dalla complessità e persistenza del precedente.

In questa batteria vince Pascal Robin con 7 voti, mentre quattro vanno a Droin.

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Terza Batteria. Jean Paul & Bênoit Droin, Chablis 1er cru ‘Montmains’, 2018, Jean Claude & Romain Bessin, Chablis 1er cru ‘Montmains’, 2018.

Il Montmain di Bessin è un capolavoro di classicismo, elegante, fine discreto ma estremamente preciso e convincente. Esprime i tratti delicati di un’annata non certo ai vertici, soprattutto a Chablis. Ma nonostante questo si fa apprezzare per nitidezza di dettaglio, delicatezza ed eleganza.

Droin fatica decisamente a  stargli dietro, troppo marcato dal legno, semplice e un po’ banale nella costruzione complessiva, incapace di esprimere tipicità territoriale.

Bessin vince a mani basse e ottiene il consenso unanime dei partecipanti.

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Quarta Batteria. Guillaume Vrignaud, Chablis 1er Cru ‘Fourchaume’, 2014.

Fourchaume è uno dei premier cru più importanti di Chablis, e quello di Vrignaud non delude. Leggere note evolutive ricordano che si tratta di un vino di 8 anni, anche se la cifra dominante resta la freschezza. Non ha l’eleganza di Bessin né la complessità di Robin, ma resta nel complesso una bella bevuta.

 

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Quinta Batteria. Pascal Robin, Irancy 2016 e 2017.

Chiudiamo con una batteria di vini rossi. Irancy è una piccola denominazione (circa 300 ettari) vicina a Chablis, i cui vini rossi hanno goduto nei secoli di notevole fama.

Il pinot nero qui estrae tannini importanti, e per questo a volte necessita di affinamenti in botte e bottiglia anche lunghi. Ma è anche un vino capace di una longevità straordinaria.

Quelli di Pascal Robin escono in commercio 5 anni dopo la vendemmia, dopo un affinamento di circa 18 mesi in barriques e il rimanente in bottiglia.

La 2016 è suadente, dominata da un frutto integro e fresco, in cui prevalgono la ciliegia e la prugna matura. In bocca è preciso, lungo e persistente, regalando una bevuta di grande soddisfazione.

La 2017, commercializzata da poco. Presenta ancora qualche nota vegetale, dovuta anche all’annata meno calda rispetto alla 2017. È più austero e discreto ma l’impronta della maison emerge comunque in modo distinto. Al momento la 2016 si fa preferire, ma come spesso accade i pinot nero da annate fredde non emergono mai bene nei confronti con quelli da annate più calde. Darà maggiore soddisfazione degustato da solo e soprattutto con un adeguato accompagnamento gastronomico.

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