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25 novembre 2022. La Barbera presa sul serio

La Barbera è un vitigno che mi piace particolarmente, sia per il suo profilo aromatico-gustativo unico, sia per la sua  grande capacità espressiva. E’ un vitigno molto sensibile alle variazioni climatiche, che in annate classiche produce vini eleganti che spesso ‘nebbioleggiano’, e che in annate calde e siccitose regala vini esuberanti, di grande potenza.

La degustazione di ieri sera si riprometteva proprio di dare conto di questo grande potenziale espressivo, mettendo a confronto annate tra loro molto diverse: le ‘classiche’ 2016 e 2019, le calde 2020, 2017, 2011, e la ‘impossibile’ 2014, forse la più difficile annata per la barbera degli ultimi vent’anni. Ed è quella che più ha stupito.

Undici bottiglie organizzate in quattro batterie da due vini, più tre ‘outsider’.

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Le More Bianche Barberin 2019

Una serata dedicata alla barbera non poteva non cominciare con le bollicine. Ed ecco allora un metodo classico da 100% barbera, affinato circa 30 mesi sui lieviti, come un vero champagne.

E’ un vino spiazzante e soprendente, come spesso quelli di questo produttore. Il colore è quello del bronzo, appena velato perché il vino non è filtrato. I profumi sono intensi e vinosi, con accenni di fiori secchi. Il perlage è sorprendentemente fine, e l’allungo in bocca sapido, minerale e decisamente persistente.  Sugli arrosticini si è ovviamente comportato in modo egregio, e non ho dubbi che avrebbe fatto altrettanto su una bella bistecca di castrato.
Se siete stanchi delle solite bolle e volete provare qualcosa di nuovo, inconsueto ed estremamente ben fatto, questo è il vino per voi.

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Prima batteria: annata 2019
Annata classica, in cui le barbere spesso nebbioleggiano. E non ci sono state particolari sorprese.

Gianluca Colombo, Barbera d’Alba superiore 2019
Inizialmente appena ritrosa, si apre via via facendo emergere i profumi primari caratteristici di questo vitigno, ma con grande leggerezza. In bocca è piuttosto verticale, elegante, sostenuta da uno scheletro acido poderoso. Gianluca è un nebbiolista convinto, e la sua barbera tradisce questo orientamento stilistico votato alla ricerca della freschezza e slancio.

Scarzello, Barbera d’Alba superiore 2019
Un’interpretazione meno nebbioleggiante, dove già al naso le note di prugna emergono prepotenti. In bocca è più ampia ma anche più densa e materica, con significative lacrime gliceriche sul bicchiere. Rispetto alla precedente risulta meglio integrata, l’acidità pur presente si avverte meno, durezze e morbidezze sono meglio bilanciate. Una barbera meno dominata dal progetto stilistico del produttore, e quindi più aderente al terroir.

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Primo intermezzo: annata 2020

Le More Bianche, Barbera d’Alba superiore 2020

Diciamolo subito: per tutti i partecipanti è stato il vino della serata, senza se e senza ma, nonostante i numerosi mostri sacri che hanno cercato di sottrargli il primo posto.

Annata calda, che con la mano di un produttore sensibilissimo al tema climatico regala una barbera potentissima, ricca, complessa ma dotata di un equilibrio sorprendente. C’è acidità, c’è materia, c’è dolcezza, c’è frutto. C’è tutto, e ce n’è tanto. Ma l’equilibrio delle parti è commovente. Perfetta.

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Seconda batteria: annata 2017

Annata calda, precoce, difficilissima per il nebbiolo ma ideale per la barbera

Giacomo Conterno, Barbera d’Alba superiore ‘Vigna Francia’, 2017
Roberto Conterno riesce nel miracolo di far nebbioleggiare la barbera persino in un’annata come questa. È un vino di grande eleganza e precisione, nel suo stile. Forse un po’ troppo perfetta per convincere tutti, e comunque non in grado di emergere come il posizionamento del produttore avrebbe potuto far pensare.

Elio Sandri, Barbera d’Alba superiore 2017
Una barbera meno costruita, più immediata, in cui il vitigno si esprime in modo più riconoscibile e tipico che nella precedente. Inizialmente dominato da una riduzione che poi scompare, vira sui frutti scuri, mora e mirtillo, e la bocca è poderosa ma caratterizzata da una vena sapida e minerale.

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Terza batteria: annata 2016
Un’annata classica, ideale per il nebbiolo, ‘nebbioleggiante’ per la barbera.

Bartolo Mascarello, Barbera d’Alba superiore 2016
Il tappo non ha lavorato come avrebbe dovuto, e il vino è purtroppo finito nel lavandino.

F.lli Cigliuti, Barbera d’Alba superiore ‘Serraboella’, 2016
Delle due barbere prodotte da Cigliuti, la Serraboella è sempre quella che preferisco. Affinata in grandi fusti di rovere esprime sempre grandissima classicità, soprattutto in un’annata come la 2016. Come cifra stilistica siamo vicini a Scarzello: c’è materia ma c’è anche tanta eleganza e molto equilibrio tra le parti. In generale piaciuta a tutti.

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Secondo intermezzo: annata 2014

Edoardo Sobrino, Barbera d’Alba Superiore ‘Vigna Carzello’ 2014
In un’annata in cui la gran parte delle barbere sono state da dimenticare, Edo è riuscito nel miracolo: è una barbera di un’eleganza semplicemente commovente. Impossibile credere che sia il frutto di una simile annata.
Certo non è potente né esuberante, e l’acidità non è elevatissima. Ma c’è tutta la stoffa del vitigno e tanta, tantissima eleganza e finezza. Al momento è all’apice del suo splendore. Tutto il tavolo ne è rimasto affascinato.

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Quarta batteria: annata 2011
Annata calda, in cui si confrontano due mostri sacri.

Giuseppe Mascarello, Barbera d’Alba superiore ‘Vigna S. Stefano di Perno’, 2011
Come Conterno, anche Mascarello gioca la carta dell’eleganza in un’annata calda. Una barbera che malgrado gli anni è ancora sui primari, violette, prugne e more. Decisamente fine, vellutata in bocca. La mano del produttore e il suo stile si sentono, eccome. Una barbera per chi pensa che la barbera debba nebbioleggiare sempre e comunque.

Flavio Roddolo, Barbera d’Alba superiore ‘Bricco Appiani’ 2011
In puro e perfetto stile Roddolo, burbera e scorbutica come lui, ma con un’eleganza tutta sua. Volatile alta, profumi di sottobosco e spezie, e una bocca lunga, persistente e profondamente gastronomica. Roddolo lo riconosci sempre, e se lo ami ne sei sempre in qualche modo stregato, per quel modo tutto suo di presentarti il vino senza alcun artifizio.

 

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