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Barolo 2018: una panoramica dell’annata

 

La degustazione di ieri sera aveva come obiettivo quello di fare una panoramica, ancorchè parziale, dell’annata 2018 a Barolo. Un’annata accolta dalla critica in modo piuttosto tiepido, e che anch’io all’inizio avevo giudicato in modo severo. Finché alcune bevute non mi hanno spinto ad una riconsiderazione, che ha avuto luogo ieri sera.

L’annata 2018 non è stata facile, tant’è che molti produttori, anche di livello alto o altissimo, hanno declassato i loro baroli MGA o riserva. Spesso con risultati deludenti in quanto spesso  i baroli base o classici che dir si voglia, ‘arricchiti’ dalle nobili basi dei fratelli maggiori, si sono rivelati estremamente squilibrati, con profili olfattivi intensi e profondi, non sorretti però da un’adeguata struttura gustativa. È il caso, ad esempio, del Barolo di Cascina Fontana e di quello di Massolino.

Il profilo meteorologico dell’annata 2018 è stato piuttosto variabile. Dopo un avvio primaverile piuttosto lento, l’estate è stata caratterizzate da piogge irregolari ma frequenti, che hanno mantenuto alti i livelli di umidità e creato problemi sanitari, ma con grande variabilità geografica. Settembre e soprattutto ottobre invece sono stati caratterizzati da caldi anomali, con ridotte escursioni termiche, che hanno notevolmente accelerato la vendemmia. Ritardi di pochi giorni hanno determinato variazioni sostanziali del grado alcolico e della struttura complessiva dei vini.

Uniti assieme, questi due fattori spiegano perché i Baroli dell’annata 2018 presentino un’estrema variabilità qualitativa.

Impossibile dare un giudizio omogeneo. Più che in altre annate, la variabilità non solo da produttore a produttore ma spesso da etichetta a etichetta è stata davvero notevole.

Devo dire però che le bottiglie in degustazione, scelte ovviamente non a caso, hanno restituito un’immagine molto positiva dell’annata.

In conclusion si può dire che laddove i produttori hanno lavorato bene ne sono risultati vini di grande soddisfazione: nel complesso leggiadri, pronti da bere, appena spensierati.
Soprattutto con una freschezza che non si vedeva dalla 2014 e che certo non rivedremo più almeno fino alla 2023.
Chi nel barolo cerca l’eleganza e tende a rimpiangere le annate di un tempo ne approfitti.

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Prima Batteria: Rosanna Sandri, Barbaresco 2018 e 2018

La prima batteria aveva come obiettivo di mettere in prospettiva l’annata 2018 rispetto alla 2019, sulla quale le aspettative sono molto elevate. Non essendo ancora usciti i Baroli 2019, il confronto è stato fatto su Barbaresco.

Ho scelto il Barbaresco di Rosanna Sandri perché già nella 2018 aveva dato ottima prova, e il 2019 degustato in cantina mi era parso anch’esso molto valido.
Il confronto ha permesso di farsi una prima approssimativa idea dell’annata ed è stato in questo molto utile.

2018 dal colore più scarico, quasi già granato. Profumi di fiori secchi, un tannino delicato e vellutato.
2019 invece rosso rubino intenso, frutto integro, il tannino più presente e tanta più concentrazione e materia in bocca.

E’ una fotografia fedele delle due annate, con la 2019 che è preferita da quasi tutti i partecipanti. 

 

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Seconda Batteria: Livia Fontana Barolo Funtanin vs. Fratelli Alessandria Barolo del comune di Verduno

La prima batteria di baroli ha in comune una ricerca stilistica tutta improntata alla leggerezza, alla finezza, alla grazia.

Da quando Filippo ha preso le redini dell’azienda di famiglia (Livia Fontana) ci sono stati grandi cambiamenti: l’emancipazione dal controllo di un enologo esterno, il rinnovo integrale della bottaia (ora tutte le botti sono firmate Schlesinger), un’attenzione decuplicata al lavoro in vigna.
Il Barolo Funtanin, prodotto con l’assemblaggio di uve provenienti da diverse vigne si presenta con un colore rosso rubino diafano, quasi trasparente. Al naso dominano note di fragoline di bosco, il sorso è teso, il tannino levigato. Un barolo decisamente sussurrato, che piacerà a chi ricerca eleganza e finezza.

Anche F.lli Alessandria negli ultimi anni è stato caratterizzato da un cambiamento generazionale, e anche qui i risultati si vedono, eccome. Rispetto ad una degustazione fatta in cantina pochi mesi fa ho trovato questo Barolo del comune di Verduno più estratto e concentrato di come lo ricordassi. Il colore è decisamente più scuro del precedente e anche il profilo olfattivo rimanda a frutti scuri, ribes. Il profumo è decisamente più intenso del precedente, profondo e persistente. E anche in bocca c’è più lunghezza, con un tratto però leggermente meno elegante.

Per essere le entrate di gamma di entrambe le cantine ci troviamo di fronte a due vini di alto livello. In entrambi i casi il marchio dell’annata si ritrova nella grazia, nel tannino levigato, nella freschezza. Due baroli giovani eppure già prontissimi da bere, di grande soddisfazione.

Qui il giudizio della platea è più diviso, segno che ci siamo trovati di fronte a due vini dal livello qualitativo comparabile, ma caratterizzati da cifre stilistiche abbastanza diverse.

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Terza Batteria: Gianluca Colombo vs. Cascina Fontana

Una batteria sentimentale, con i baroli di due tra i produttori di Langa che preferisco.

Nel 2018 Mario Fontana non ha prodotto il Castiglione Falletto. Il barolo ‘base’ contiene dunque anche le uve che dal 2013 vengono usate per l’altro Barolo della cantina.

E tuttavia, nonostante questo upgrade, il vino non convince del tutto. Al naso si presenta già abbastanza evoluto, quasi con un inizio di terziarizzazione. Al naso spezie dolci e pepe, poi note chinate. Il sorso è appena corto, naso e bocca non paiono del tutto integrati. Una discreta bottiglia, ma da un produttore di questo livello ci si aspetta di più.

Il barolo di Gianluca Colombo invece ci riporta su un piano di grande soddisfazione. Per molti partecipanti sarà uno dei vini che salgono sul podio. Il naso è ricco di frutti rossi e cangiante, il tannino assicura una colonna vertebrale solida, rinforzata da una marcata salinità che rende il sorso complesso e gustoso, come ci si aspetta da un grande barolo. Ancora una conferma che l’annata 2018, se ben interpretata, può regalare grandi soddisfazioni.

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Quarta Batteria: Scarzello Barolo Sarmassa Vigna Merenda vs. Brezza Barolo Sarmassa

Una batteria tematica, centrata su un grandissimo cru del comune di Barolo, la Sarmassa, che Scarzello e Brezza interpretano in modo non troppo dissimile, e comunque con grande aderenza territoriale. Da segnalare che nel 2018 Brezza non ha prodotto la riserva, e quindi le uve destinate al Vigna Bricco sono confluite nel Sarmassa.

Per quasi tutti i partecipanti questa è stata la batteria di maggiore soddisfazione, per l’eccelsa qualità dei vini e per la loro particolarità.  Impossibile non riconoscere l’impronta del terroir in questi vini cosi uguali e così diversi.

Il Vigna Merenda di Scarzello si apre su note di liquerizia, poi spezie dolci. Il tannino è presente ma vellutato, il sorso lungo, persistente, appagante. Per molti sarà il vino più buono dell’intera degustazione.

Brezza si apre su note che ricordano il frutto della passione, con quell’acidità riconoscibile, poi spezie dolci, fiori di rosa e infine note chinate. In bocca è marcatamente balsamico, il tannino vellutato e dolce. C’è qualcosa di appena ipnotico in questo cangiare di sentori così intensi, quasi al punto di disorientare. Un vino che forse ha bisogno di un po’ più di tempo per rimettere in ordine tutti i fattori che lo compongono.

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Quinta Batteria: Cantina Santamaria, Barolo Capalòt 2017 e 2018

Per la batteria di chiusura ho scelto un produttore a me caro per la sua aderenza scrupolosa all’annata. Walter fa vini senza fronzoli, baroli molto territoriali ed espressivi. Il classico produttore di cui acquisti il barolo ogni anno per capire come è andata l’annata. E così è stato.

Anche qui il confronto è stato istruttivo, anche se a sorpresa la 2017 è stata generalmente preferita alla 2018 per maggiore intensità e completezza. E devo dire che a Walter la 2017 è riuscita davvero bene, e anche qui sfatiamo un mito della critica enologica, che al solito a forza di generalizzazioni perde poi di precisione.

Il Barolo 2018 ha colori più scarichi, sentori di pout-pourri e frutti rossi. Al sorso è moderatamente balsamico, gradevolmente salino e profondo, con una speziatura dolce che si espande progressivamente.

Il Barolo 2017 ha colori più brillanti, l’alcol emerge un pelo più marcato. Le note balsamiche sono più intense, il tannino più graffiante, ma senza diventare mai eccessivo.  C’è maggiore concentrazione, più materia, più frutto, il sorso è intenso e sapido. È forse un barolo più riconoscibile. Ancorchè diversissimo da tutti gli altri, anche questo sarà uno dei baroli più votati della serata.

 

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Conclusione
Questi in conclusione i voti medi ottenuti dalle diverse bottiglie.

Rosanna Sandri Barbaresco 2018 6,8/10
Rosanna Sandri Barbaresco 2019 7,2/10

Livia Fontana Funtanin 7,7/10
F.lli Alessandria Barolo del Comune 7,65/10

Gianluca Colombo Barolo 8,4/10
Cascina Fontana Barolo 7,3/10

Brezza Barolo Sarmassa 8,55/10
Scarzello Barolo Sarmassa 8,6/10

Santamaria Capalòt 2018 7,7/10
Santamaria Capalòt 2017 8,3/10

Il voto si è sempre svolto alla cieca, batteria per batteria. I votanti erano dieci e il voto riflette il giudizio comparativo tra i due vini di ogni batteria.

Le bottiglie degustate hanno restituito il profilo di un’annata dai risultati variegati ma nel complesso molto interessanti.
La 2018 si conferma annata classica, caratterizzata da freschezza, finezza ed eleganza. Il carattere vellutato dei tannini unito ad un profilo olfattivo floreale ne fanno un vino straordinariamente pronto da essere bevuto, che si posiziona in modo quasi ideale tra le annate 2016 e 2019, forse qualitativamente superiori ma certamente bisognose di un lungo affinamento in bottiglia.

A chi non ha comprato Barolo nell’annata 2014 e poi ha rimpianto la decisione consiglio di non fare lo stesso sbaglio con la 2018.
Le quattro annate successive sono state decisamente più calde, in alcuni casi terribilmente siccitose. E se nel nebbiolo cercate la finezza e la delicatezza, è nella 2018 che la troverete.
Buone bevute a tutti!

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