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Barolo: i grandi interpreti del Monvigliero

La MGA Monvigliero è diventata una delle più prestigiose di tutte le Langhe dopo che le guide internazionali l’hanno osannata nell’interpretazione magistrale di Burlotto, ma già Alessandro Masneghetti nel suo volume sulle MGA del Barolo l’aveva definito ‘il vero e proprio grand cru di Verduno’.
Un piccolo fazzoletto di circa 25 ettari situato nel comune di Verduno, nella parte più a nord che guarda verso il Monviso, con splendide esposizioni che vanno da sud-est a sud-ovest.
Eravamo curiosi di capire se l’unicità di questo terroir si esprimesse davvero in vini dal carattere distintivo, e per farlo abbiamo confrontato, rigorosamente alla cieca, il Barolo Monvigliero di sei produttori in tre annate diverse. Con all’interno un intruso, come elemento di controllo.
E devo dire che la degustazione ha confermato le attese: l’identità enologica del Monvigliero è netta e chiara. Tutti i vini a parte quello di Arnaldo Rivera hanno mostrato un’identità forte e decisa, e il Pisapola, nonostante il produttore e l’annata fossero gli stessi del Monvigliero, è stato immediatamente riconosciuto da quasi tutti i partecipanti come ‘non Monvigliero’.
La dimostrazione che, almeno in alcuni casi, parlare di terroir ha senso, eccome.

Cosa unisce i diversi vini provenienti da questo terroir? Innanzitutto una spiccata balsamicità al naso: eucalipto, pepe, una generale tendenza alla dolcezza aromatica. Al sorso sono vini di grande struttura, con una colonna vertebrale solidamente costruita dal tannino. I tannini però sono dolci ed estremamente succosi, il sorso lungo, spesso quasi salato, fortemente minerale.

Sul piano delle annate la 2016 si rivela granitica ed eccellente, anche se ancora un po’ indietro in termini di maturazione dei tannini. La 2015 appare invece decisamente più pronta e meno marcata dal caldo di quanto mi sarei aspettato. Anche la 2017, ancorché nelle sapienti mani di Burlotto, non delude affatto.

Alla fine di ogni batteria i dieci partecipanti hanno espresso un voto sui due vini assaggiati, prima di conoscerne l’identità. Per quanto impreciso, questo sistema consente comunque di farsi un’idea della qualità percepita dei dieci vini. Senza grandi sorprese Burlotto vince, anche se di poco. Per chi non lo conosceva, Edoardo Sobrino è il grande vincitore della serata, per la qualità e costanza dei suoi vini. F.lli Alessandria si conferma un grande interprete e Sordo ne esce decisamente bene. Solo il Monvigliero di Arnaldo Rivera, per le ragioni che leggerete, delude tutti o quasi, raggiungendo comunque la sufficienza.

 

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Prima Batteria: Clos de la Meslerie, Vouvray, Brut Nature 2019

Un metodo classico a base 100% Chenin Blanc. La bolla è fine e persistente. Il profilo aromatico inconfondibile dello Chenin Blanc stenta un po’ ad uscire. Al naso dominano inizialmente pompelmo e bergamotto e solo verso la fine della bottiglia si affermano decise le classiche note di mela cotogna. La bocca ha una bella acidità e il sorso è lungo sapido e persistente.

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Seconda Batteria: Arnaldo Ravera, Barolo Monvigliero 2016 vs. Sordo Barolo Monvigliero 2016

Arnaldo Ravera è la linea top della cooperativa Cantine di Barolo. Grazie all’immenso patrimonio viticolo, Cantine di Barolo produce dieci diversi cru, tra i quali il Monvigliero.
E’ il vino dal colore più scarico, di un bellissimo rubino chiaro. Al naso sorprende tutti per note di fragolina di bosco e petali di rosa fresche e fini. Un piacevole fuoco d’artificio che durerà una decina di minuti, dopo i quali il vino si spegne un po’, rimanendo sempre uguale a se stesso. La bocca è dominata da un’acidità eccessiva, il sorso poco persistente e il tannino quasi impercettibile. Se la parte olfattiva fa pensare ad un vino ‘da competizione’ fatto per impressionare un degustatore nei primi minuti dell’assaggio, la parte gustativa lascia decisamente perplessi per la mancanza di complessità e struttura.
Voto: 6,2

Il Barolo Monvigliero di Sordo si afferma sin da subito con un carattere quasi agli antipodi. Colore scuro, note quasi rustiche dove però la balsamicità emerge quasi subito. In bocca è potente, con grande struttura e una buona persistenza. Nel bicchiere l’evoluzione è lenta ma costante.
Voto 7

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Terza Batteria: F.lli Alessandria Barolo Monvigliero 2016 vs Edoardo Sobrino Barolo Monvigliero 2016

La seconda batteria ci conferma sul fatto che Arnaldo Rivera offre un’interpretazione decisamente atipica del Monvigliero. F.lli Alessandria e Sobrino sono decisamente in linea di continuità con il barolo di Sordo, come saranno tutti i successivi.

Il Monvigliero 2016 di F.lli Alessandria è però più fine e articolato, con piacevoli frutti rossi che impreziosiscono la trama balsamica. In bocca ha una bella persistenza, il tannino è estremamente succoso, il sorso uno dei più belli della serata per lunghezza e freschezza.
Voto: 7,3

Il Monvigliero di Edoardo Sobrino parte leggermente in sordina, ma pian piano nel bicchiere inizia un’evoluzione che sembra non avere fine. Un caleidoscopio di profumi di grandissima intensità e persistenza che trovano conferma in un sorso potente, lungo, articolato e sorretto da una trama di tannini forti ma di grande dolcezza. Per molti sarà il vino della giornata.
Voto: 8,1

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Quarta Batteria: Edoardo Sobrino Barolo Pisapola 2015 vs. Edoardo Sobrino Barolo Monvigliero 2015

Ho pensato questa batteria per mettere alla prova la capacità espressiva del terroir. Stesso produttore, stessa annata, ma cru differenti. Per nove partecipanti su dieci non c’è stato dubbio. Il Monvigliero mostra i suoi tratti distintivi in modo inequivocabile, nonostante Pisapola disti pochi chilometri da Monvigliero.

Pisapola 2015 è decisamente più timido al naso, le classiche note balsamiche riscontrate fino ad ora non emergono se non sullo sfondo. Al classico pepe e frutti rossi si affianca dopo qualche roteazione del bicchiere un netto aroma di arancia sanguinella. La bocca è diritta, verticale, leggermente secca. Il tannino più duro. Mancano sia la piacevolezza sia l’ampiezza del Monvigliero.
Voto: 6,8

Monvigliero 2015 è decisamente nel solco del fratello più giovane assaggiato nella batteria precedente. Leggermente più intenso ed ampio, per i partecipanti sarà difficile stabilire quale annata preferiscono. Quello che è certo è che la continuità stilistica appare in modo evidente. Siamo ancora di fronte ad una grande interpretazione di questo splendido terroir. Anche qui a colpire sono la persistenza olfattiva e la profondità gustativa. Sono vini maestosi, ampi, ma comunque sostenuti da uno scheletro tannico che previene ogni possibile cedimento o mollezza: non ci sono rotondità né ruffianerie.
Voto: 7,8

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Quinta Batteria: Castello di Verduno Barolo  Monvigliero Riserva 2015 vs. Burlotto Barolo Monvigliero 2015

Il Monvigliero del Castello di Verduno, qui in versione Riserva 2015, è forse il barolo che divide di più. Per alcuni il migliore della degustazione, per altri una versione un po’ spenta e sbiadita dei precedenti. Poi un rapido giro di confronto tra i bicchieri permette di ricomporre in parte il disaccordo. In questo caso gli Zalto Burgundy rendono un pessimo servizio al vino. Riposizionato prontamente in un Grassl Glass Cru, ecco che miracolosamente il vino riprende intensità, energia e potenza.
Una versione leggermente più spostata sulla frutta fresca e meno sul balsamico, ma comunque straordinariamente coerente con quanto assaggiato fino a qui.
Voto: 7,7

Burlotto, Barolo Monvigliero 2017. Sarà che tutti se lo aspettavano in questa batteria, sarà che anche se in annata difficile il Monvigliero di Burlotto è sempre e comunque un grande vino, la soddisfazione è stata tanta. Al naso la componente balsamica è completata da un frutto rosso appena sciroppato, che è uno degli indicatori inconfondibili dell’annata 2017, e da note chinate che si trovano spesso nel Monvigliero di Burlotto, probabilmente in ragione della vinificazione a grappolo intero. Il naso è di grande complessità e piacevolezza, e davvero non ci si vorrebbe più staccare dal bicchiere.
La bocca è leggermente più deludente:  il sorso a detta di molti non ha la stessa complessità dei precedenti. C’è una piacevolezza appena ‘piaciona’, e meno strutturazione. Nessuno di questi difetti gli impedirà comunque di posizionarsi al primo posto di tutta la degustazione.

È ovviamente lecito interrogarsi se questa superiorità giustifichi il premium di prezzo che oggi si deve pagare per berlo, qualora non si abbia la fortuna di acquistarlo direttamente in cantina.
Voto. 8,4

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