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Il Nebbiolo al limite

Come ogni altro artefatto umano, il vino è un processo profondamente culturale, dove la ‘natura’, ovvero il grappolo d’uva, è interpretato e trasformato in qualcosa che riflette tanto la natura di origine quanto la cultura che presiede alla trasformazione, ovvero le tradizioni, gusti, stili di un produttore, ma anche di un’epoca.
Nella tradizione di langa, Barolo e Barbaresco sono il nebbiolo con la maiuscola, non soltanto perché sono i nomi geografici di comuni, ma perché queste due denominazioni ne celebrano l’espressione più alta.
In Italia, non solo in Langa, è tradizione pensare che la qualità si ottiene per accrescimento anziché per sottrazione: per ottenere un vino eccellente si deve per forza allungare l’affinamento e lavorare con contenitori che estraggano e intensifichino le caratteristiche del vino, ovvero il legno.
Qui ci troviamo di fronte a due produttori che hanno deciso di seguire la strada inversa: per quelli che di fatto sono i vini più importanti della loro gamma, hanno deciso di rinunciare al legno e di accorciare gli affinamenti.
I risultati sono estremamente interessanti proprio perchè invitano a rimettere in discussione i canoni interpretativi di cui ci avvaliamo per stabilire l’eccellenza.
In un contesto dominato dall’idea che ‘più è meglio’, Elio e Renato vogliono invece mostrarci che ‘meno è meglio’: meno legno, meno affinamento meno estrazione.

Ne risultano vini più ‘veri’, vini che in maniera più diretta e trasparente ci trasmettono l’incredibile potenziale espressivo del nebbiolo. Sono vini che in prima battuta disorientano, perché ci portano in luoghi del gusto e dell’olfatto che non conosciamo. Ma che in seconda battuta diventano imprescindibile e assoluto punto di riferimento.

Il Ciman e il 58 sono una sorta di diapason del nebbiolo. E’ solo dopo aver assaggiato questi vini che possiamo capire l’intima natura di questo vitigno. Non perché questi due produttori siano i migliori in assoluto, ma perché l’umiltà della loro procedura permette alla natura di esprimersi senza veli.

🍷Elio Sandri, Vino Rosso Ciman 2019. Con le migliori uve destinate al suo Barolo Vigna Disa Riserva, Elio Sandri realizza un ‘vino rosso’ in cui il nebbiolo è affinato unicamente in cemento, per tre anni come per il barolo. Un Barolo nonbarolo in cui il nebbiolo si rivela nudo. Le durezze del terroir sono esibite senza timore, perfettamente integrate in un vino di splendente austerità.

🍷Renato Fenocchio, Vino Rosso 58 (Senquanteut), 2019. Da una parcella situata nel prestigioso cru Starderi, Renato Fenocchio declassa le uve a ‘vino rosso’ per produrre un barbaresco nonbarbaresco, affinato esclusivamente in acciaio. Fruttini rossi, dolcezza di frutto, un tannino già estremamente setoso esprimono la trama soffice e floreale dei terreni più sabbiosi di Neive.

Due vini che dimostrano che il nebbiolo non ha necessariamente bisogno di legno per esprimere al meglio il suo potenziale.
Due vini che rivelano l’essenza del nebbiolo, che qui è espresso al suo massimo livello grazie ad una selezione di uve da grandissimi cru, cui viene dedicata la stessa cura con la quale i due produttori realizzano i loro vini di punta, ma con vinificazioni in contenitori neutri.
Il Ciman è austero, rigoroso ed essenziale, il 58 è luminoso di bellezza e precisione.

Sono due vini che riscrivono le regole di cosa significhino Barolo e Barbaresco e aprono un percorso nuovo, in cui la ricerca dell’eccellenza passa per un minimalismo rigoroso, in cui anziché aggiungere (più anni, più legno) si toglie.

Due produttori tra loro estremamente diversi, due terroir opposti, una stessa direzione di ricerca perseguita con mezzi diversi.

 

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